Cronache di controllo sociale

Usa, commento duro su fb, arrestato per terrorismo – Globallist.it

Posted: Luglio 9th, 2013 | Author: | Filed under: Facebook, Terrorismo, USA | Commenti disabilitati su Usa, commento duro su fb, arrestato per terrorismo – Globallist.it

Usa, commento duro su fb, arrestato per terrorismo

Finisce in carcere a 19 anni per aver scritto sul suo profilo di essere talmente pazzo da uccidere tutti i ragazzi di una scuola e di divorarne il cuore. Rischia fino a 8 anni.

Finisce in carcere per cinque mesi per aver scritto un commento sarcastico su Facebook, dopo una discussione su un videogame. È successo al 19enne Justin Carter, che ora rischia una condanna fino a otto anni.

La Cnn ha riportato che Carter è attualmente detenuto nella prigione di Comal County, in Texas, sotto lo stretto controllo delle autorità per l’alto rischio di suicidio.

Il ragazzo, in custodia da febbraio, potrebbe presto affrontare l’accusa di minaccia a sfondo terroristico, punibile appunto con la reclusione fino a otto anni. Poco prima di essere arrestato, l’allora 18enne Carter aveva commentato su Facebook, con alcuni amici, il videogame online “League of Legends”.

Riferendosi al gioco, un ragazzo lo aveva definito “pazzo e fuori di testa” e Carter aveva risposto “di essere talmente fuori di testa da uccidere tutti i ragazzi di una scuola e poi divorare il loro cuore ancora pulsante”.

Il 18enne aveva poi aggiunto al commento emoticon scherzosi, ma non è servito a nulla. Perché una donna canadese ha segnalato il commento alle autorità e i genitori del giovane si sono visti piomabre a casa la polizia che ha arrestato Carter con l’accusa di terrorismo.

Il giudice ha stabilito una cauzione di 500mila dollari “Un’assurdita – ha detto l’avvocato di Carter – quando per un omicidio ci sono cauzioni da 150mila dollari”. On line c’è una petizione per liberare Justin Carter che ha ha già raccolto oltre 35mila adesioni “troppi giovani subiscono arresti o sono in carcere a causa della legge anti terrorismo che impedisce loro la libertà di parola garantita dal primo emendamento” si legge nella petizione.


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